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Le aziende premiate dal Coronavirus

Come hanno vissuto il Coronavirus le grandi multinazionali? Dipende se ci troviamo nel quartier generale di Amazon a Seattle o a Chicago, nell’head office di Boeing. L’epidemia è stato uno straordinario volano del business per il supermercato virtuale fondato da Jeff Bezos che si conferma il più grande vincitore di Wall Street.

La capitalizzazione di mercato del retailer online è cresciuta di oltre $90 miliardi per raggiungere i massimi da metà Febbraio.

Con lo shopping online in forte espansione mentre milioni di persone restano a casa ed evitano i negozi tradizionali, le azioni di Amazon sono aumentate del 9% nello stesso periodo.

Con disinfettanti per le mani, generi alimentari, sedute da ufficio, attrezzature per esercizi domestici e altri prodotti venduti online mentre milioni di persone in tutto il Mondo erano rinchiuse a casa, Amazon ha lottato per aumentare la capacità nei suoi magazzini e mantenere le sue catene di approvvigionamento minimizzando i rischi per la salute dei propri dipendenti. 

Amazon come altri importanti rivenditori emergeranno dalla pandemia in posizioni più forti rispetto ai concorrenti tradizionali. 

Secondo il rapporto dell’Area studi Mediobanca sull’impatto del Covid-19 sul primo trimestre 2020 delle grandi corporation, i settori che sono stati immuni e che anzi, in alcuni casi eclatanti, grazie al Coronavirus hanno pure incrementato i propri ricavi sono stati l’hi-tech delle websoft e dell’elettronica (+17,4% e +4,5%), la grande distribuzione(+9,1%), il Big Pharma (+6,1%), i pagamenti elettronici (+4,7%) e il food, una commodity (+3,4%) anche per il mondo rinchiuso forzatamente nelle quattro mura di casa.

Quindi grazie ai servizi web e software offerti, in cima alla lista di chi si è rafforzato con il Coronavirus, assieme ad Amazon ci sono i campioni a stelle e strisce del Nasdaq come Alphabet (Google), Microsoft e Apple, i colossi della grande distribuzione organizzata come la francese Carrefour, l’olandese Ahold Delhaize e l’australiana Woolworths che hanno raccolto i frutti dell’effetto “stoccaggio” di beni di prima necessità da parte dei consumatori preoccupati dalla diffusione dell’epidemia. Anche i gruppi farmaceutici Johnson&Johnson, Roche e Bayer che hanno registrato l’impennata della domanda di antivirali per trattare il Covid, le varie Visa, PayPal e MasterCard, i cui ricavi sono stati favoriti dalla “distanza” per mettere a segno le transazioni dal divano di casa, le asiatiche Samsung Electronics e Huawei sostenute dalla forte richiesta di semiconduttori e microprocessori e, infine, il colosso alimentare svizzero: Nestlè.

 

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